Le mie interviste sparse per il web

Per chi fosse interessato, raccolgo qui i portali che mi hanno fatto delle interviste negli ultimi tempi:

 

SATYRNET:

http://www.satyrnet.it/wordpress/paul-scio-uno-stile-stellare/

 

COSPLAY HUB:

Cosplay Hub intervista Paul Scio

 

JAPANIMANDO:

http://www.japanimation.it/files/japanimando_62.pdf

Qualche parola su libri letti di recente (AKA: recensioni agosto 2016)

Doromizu – Acqua Torbida  (Mario Vattani)

Dormizu

 

Quando ho letto le prime righe della trama (ragazzo venticinquenne appassionato di fotografia e cinema va all’estero per cercare lavoro…) non ho potuto non rivedermi in esse, e quindi essere subito attratto da questo libro.

Nonostante le notevoli dimensioni fisiche (per essere poi un libro di quasi 400 pagine) ho avuto modo di leggerlo durante gli spostamenti in metropolitana, il che ha forse assecondato l’immedesimazione nelle atmosfere narrate all’interno. Devo dire che per la prima metà, questo romanzo mi ha affascinato molto, sorvolando sul ripetuto utilizzo di alcuni termini giapponesi  (tatami, kimono…) molto comuni anche da noi che potrebbero apparire come una strizzata d’occhio al lettore di cultura medio-bassa, ma i personaggi, le situazioni e le ambientazioni sono riusciti a tenermi incollato alla lettura. Nella seconda metà, fino a forse poco prima del finale, si rischia di annoiarsi un po’ e trovare ridondanti alcuni passaggi, ma questa caratteristica può essere perfino apprezzabile se si considera che il romanzo è scritto con uno stile da Noir Cinematografico (in effetti è facile visualizzarne le immagini come fosse un film) e che quindi segue il buon consiglio del Noir di non raggiungere mai i picchi di tensione ma di portare gradualmente lo spettatore sia in alto che in basso. Ne consiglio la lettura, e attendo con molta curiosità nuove proposte dallo stesso autore.

 

L’inferno di Victor (Mattia “Victorlaszlo88” Ferrari)

Victor

Aspettavo questo libro da un po’ di tempo…

Victorlaszlo88 è uno dei pochissimi youtubers che seguo, e le sue videorecensioni cinematografiche (che a volte durano quanto il film stesso, ma non annoiano mai!) sono state la mia compagnia di molti pomeriggi di svago o di lavoro al computer. Ho avuto poi il piacere di conoscerlo di persona a Lucca Comics 2015 e di incontrarlo nuovamente a Milano Cartoomics 2016, apprezzando il fatto che dal vivo è genuino e simpatico proprio come appare dietro lo schermo.

Questo è un libro dalla trama sicuramente originale e appassionante, nella quale Victor, interpretando se stesso, viene catapultato in una versione dell’inferno dantesco dedicata esclusivamente al mondo del cinema. Ecco quindi ritrovare i “dannati” del cinema (non farò nomi, li troverete nel libro ma ancora prima li potete intuire -non senza qualche sorpresa- seguendo il canale youtube dell’autore) che disturberanno il visitatore tentando di far valere le proprie ragioni. Da questo scaturiscono riflessioni interessanti sul valore culturale e/o sociale dei film considerati “brutti” che possono interessare anche persone in cerca di letture più intellettuali e approfondite.

Lettura assolutamente consigliata, della quale posso criticare solo un po’ di dispersione nella parte finale, ma che (per essere poi un’opera prima) ritengo estremamente interessante e coinvolgente.

Canale Youtube

 

Stanley Kubrick – Barry Lyndon (Philippe Pilard)

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Trattandosi del mio film preferito in assoluto, mi sono ripromesso di leggere tutto il materiale pubblicato riguardante Barry Lyndon di S.Kubrick.

Questo saggio di P.Pilard non mi ha affatto deluso. Va detto che un vero kubrickiano appassionato potrebbe non trovarvi particolari novità, ma c’è di buono che nel libro tutto il materiale viene raccolto e spiegato in ordine, presentando continui riferimenti e note di tipo storico, tecnico e cinematografico.

La prima parte è un rapido riassunto della vita e delle opere di Kubrick, per poi passare alle note tecniche specifiche di Barry Lyndon, alle quali segue il racconto cronologico diviso per sequenze cinematografiche. La seconda metà è invece un’analisi completa e interessante, che non tralascia paragoni con il libro originale di Thackeray e con i classici del Romanzo Picaresco.

Della stessa collana “Universale Film” della Lindau esistono saggi analoghi di altri film made by Kubrick.

 

Johan Sebastian Bach – Il musicista teologo (Gianni Long)

Bach Ho apprezzato molto questa opera di Long, pur ammettendo che non ho esperienza in fatto di letture biografiche su J.S. Bach (le uniche cose lette finora infatti sono state il romanzato “Johan Sebastian Bach in disgrazia” di J.F. Robin e il mitico “Godel, Escher, Bach” di D. Hofstadter).

Il libro inizia racconta moltissimi retroscena dell’Europa ma soprattutto della Germania dopo la guerra dei trent’anni, e aiuta il lettore a comprendere il contesto storico-socio-economico-culturale nel quale la famiglia Bach è vissuta, per poi passare ad un’analisi approfondita delle composizioni prettamente sacre del compositore di Lipsia.

Buonissima lettura, adatta sia a musicisti che a semplici appassionati, anche solo di storia e non necessariamente di musica.

La strada, dall’altro lato.

Sospiro pensando a quegli anni, indosso un’armatura con una lancia in mano. 
Abbiamo spazzato via innumerevoli nemici, più volte in pericolo di vita. 
Sono stato ricompensato con lodi, tutto inutile. 
Quando sono depresso mi alleno nella boxe, durante il mio orario di lavoro aro i campi. 
La gente dice che sono stupido e fatiscente. 
Ho sentito dire questo, ma io non la prendo a cuore. 
Rido del popolo e dei nobili che si agitano per le loro ansie, non come me che rimango di buon umore e resto calmo. 
Non desidero la fama o il lucro. 
Dopo essere stato coinvolto negli affari, capisco l’inganno. 
Capisco la natura illusoria della vita. 
Supponendo che ci fosse un mondo dove la pace e la salute hanno prevalso, la tranquillità e la semplicità sarebbero all’ordine del giorno. 
Non ci sarebbe l’odio e la negazione. 
Non mi interessa che gli altri si affaccino alla povertà: io non sono preoccupato per il successo o il fallimento. 
Se non sono già un immortale, allora chi lo è?

[La Canzone dei ricordi – Chen Wangting, fondatore dell’arte marziale Taijiquan]

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Avevo 18 anni. Mi trovavo di fronte ad un grosso edificio, dove tra non molto avrei affrontato un colloquio che, pensavo, avrebbe dato una svolta alla mia vita. Dato che ero in grosso anticipo, guardai dall’altro lato della strada e vidi un bar, dove degli individui sulla trentina, in giacca e cravatta e col sorriso da persone vincenti e sempre positive, stavano prendendo un caffè. Decisi allora di attraversare la strada, per fare una veloce merenda prima del colloquio, dato che il mio stomaco era famoso per brontolare sempre nei momenti meno opportuni.

Mentre mangiavo il cornetto al cioccolato appena comprato, vidi i sopracitati individui tornare nel grosso edificio dove dovevo tenere il colloquio, e mi resi conto che quella era gente che “ce l’aveva fatta”. Erano belli, ordinati, sorridenti. Parlavano correttamente l’inglese, tanto da giocare a inserire superflui vocaboli inglesi in una normale conversazione in italiano. I loro abiti, i loro telefoni e le loro borse lasciavano intuire una buona condizione socio-economica.

“Com’è strana la strada, dall’altro lato” pensai.

Questo pensiero, senza ancora dargli una forma verbale, lo facevo spesso durante la mia infanzia. Si riferiva a quelle persone che conosciamo di sfuggita ma ci rimangono impresse per l’aspetto ed il carattere stereotipato, ancor prima di poter approfondirne la conoscenza e capirne tutte le altre sfumature.

Così, quando per la prima volta a dodici anni entrai in una palestra, riconobbi alcune di queste figure: il bonaccione, il maniacale, il rozzo, il figo, il lamentoso e così via… E questo si ripeteva spesso, anche quando andavo al mare, o a casa di parenti, o al lavoro da mio padre.

Ma la vita scorre, i tempi cambiano. Quelle persone che vedevo come idoli si sono rivelate per quel che sono (ed ecco spiegata la citazione di Chen Wangting) e ora provo la sensazione opposta. Quando sto con i bambini (e per le attività che faccio, questo capita spesso) mi rendo conto di essere dall’altra parte. Mi rendo conto che loro mi guardano e mi vedono come io vedevo gli altri. Chissà cosa sono agli occhi dei tanti bambini con cui ho avuto a che fare. Forse un povero sfigato, forse un saggio insegnante, forse “il tizio con la barba e pochi capelli”.

Non ci sarà mai una risposta precisa, ma so che qualunque essa sia, rimarrà nel ricordo di quei bambini e lascerà loro qualcosa nella loro vita, fin quando non saranno dall’altro lato della strada.

AMV/GMV: Ancora sul ricordo…

DISCLAIMER: Articolo lungo e condito di nostalgia, retorica, qualche lamento, e via dicendo.

 

Erano gli anni bui.

Era il periodo in cui il dialogo appariva come la cosa più difficile del mondo. Si chiamava adolescenza.

troppi ricordi

Tutti avevamo una voce dentro, una voce fortissima che però rimaneva strozzata in una campana di vetro, e talvolta usciva fuori, appoggiandosi sulle strade del pensiero, tramite la musica. E non parlo della musica che ascoltavamo casualmente alla radio, mentre nostro padre guidava o mentre la mamma faceva le pulizie a casa. Parlo di quella musica che qualcuno ha definito “la colonna sonora della nostra vita”, ma alla quale nella nostra fase adolescenziale affidiamo il compito di farci da padre e da sorella. Quella musica che noi ascoltiamo con atteggiamento mentale attivo, che ci porta oltre, ci porta nel futuro facendoci appoggiare sulle emozioni del passato.

Ognuno di noi, in quegli anni, si era avvicinato a questa musica in tanti modi: qualcuno è stato spinto a imparare uno strumento, qualcuno tramite il CD masterizzato dal compagno di scuola o dal cugino più grande. Qualcun’altro sfogava i suoi disagi adolescenziali frequentando gruppi alternativi.

La mia storia è forse un po’ più di nicchia rispetto ai casi proposti sopra. Io scoprii quel tipo di musica grazie agli AMV.

Correva l’anno scolastico 2005/2006 (per noi era l’unico modo di scandire il tempo), frequentavamo la terza superiore dell’istituto tecnico, e una volta a settimana riuscivamo a passarci musica, foto, GIF e video tramite le prime chiavette USB (256Mb ai più fortunati) nell’aula di informatica. Si trattava quasi sempre di riprese fatte in classe con le pixellose camere dei cellulari dell’epoca, oppure di video divertenti che giravano su internet quando “social network” era ancora una parola sconosciuta. Ci fu una volta, però, in cui tra le mie mani arrivò una cartella diversa, che mi incuriosì. Si chiamava “[Final Fantasy – AMV]”.

Tornato a casa, esplorai il contenuto di quella cartella: erano vari filmati ottenuti montando immagini di Final Fantasy 7, 8 e 9, con sottofondo di canzoni di vario genere (inclusa una canzone nientepopodimento che di… Vasco Rossi). Guardando e riguardando quei video scoprii gruppi che mai avrei conosciuto altrimenti: S.O.A.D, Offspring, Lordi, Nightwish, Sonata Arctica e compagnia cantando.

Guardare quei video era una sensazione nuova. Immagini incredibili, montate più o meno sensatamente con musiche emozionanti. Sentivo che c’era qualcosa di attivo nel modo in cui guardavo e ascoltavo. Sentivo che potevo e dovevo farlo anche io. Sentivo che era un modo più interessante e coinvolgente di esprimere i miei disagi giovanili, le mie paure e i miei dubbi ma anche l’energia delle cose che mi piaceva e mi piace fare, rispetto al semplice ascolto di un pezzo metal.

Potevo manipolare i miei personaggi preferiti e fargli vivere la storia che volevo io, sperimentando tecniche di montaggio, provando mille nuovi programmini finchè non trovavo quello che leggeva i file senza fare storie.

Gli AMV ti facevano sentire un autore. E un autore è, per definizione, libero.

Qui finisce il mio ricordo, che forse trova ancora un barlume di vita, da qualche parte, nell’angolo umidiccio della stanza dove risiedeva il mio ex computer. Tanti altri possono ritrovarsi in quel che ho scritto, altri ancora probabilmente hanno vissuto l’esperienza ricordando gli anime e i videogames nuovi che hanno conosciuto grazie ai video.

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Anno Domini 2016. Dieci Anni dopo.

Proprio mentre pensavo di scrivere un pensiero riguardo gli AMV (dai quali nel frattempo si sono scissi i GMV, Game Music Video, che più propriamente identificano il genere che seguivo io), ho notato su Facebook che una mia cara amica ne aveva appena postato uno fatto da lei.

Guardai il video in questione e fui subito colto da sensazioni miste di nostalgia ed entusiasmo, come se una parte di me fosse sopraffatta dalla malinconia e volesse premere la X per chiudere il video, ma un’altra parte mi dicesse “ehi, queste cose non sono morte con il tuo ricordo. C’è chi le fa ancora, e meglio di prima”.

In pochi secondi ho capito che non poteva essere una coincidenza se quel post è apparso mentre pensavo di parlare dell’argomento, e mi sono meravigliato di quando alcune cose di nicchia che mi accompagnavano durante le malinconiche e ripetitive giornate degli anni ’05/’06 fossero tornate a sorpresa, per poi scoprire che non si sono mai fermate.

Ho deciso di scrivere questo post come proseguimento ideale di quello riguardanti i rituali e soprattutto quello sui ricordi, per continuare la mia ricerca interiore ed esteriore verso il senso di ciò che facciamo tutti i giorni, di ciò che ci aiuta nei momenti di sconforto o che semplicemente, e senza un vero motivo, ci piace e ci fa andare avanti. Sono felice di scoprire che esiste ancora gente che realizza AMV/GMV non per moda o per motivi contrattuali con YT, ma perchè sente che è un modo completo, partecipativo e gratificante di esprimere ciò che ha dentro, nonostante l’evoluzione della tecnologia user consenta ormai, rispetto almeno al 2006, di realizzare foto e video semiprofessionali con pochissimi mezzi e costi.

E in un certo senso spero che rimanga una cosa di nicchia, semplicemente perchè è bello così.

Grazie mille Mary (questo è il suo canale che assolutamente vi consiglio) per l’ispirazione e la collaborazione che mi hai dato:

Questo invece è il risultato di una delle tante giornate sopracitate: il GMV è l’unico che mi è rimasto salvato, e non è mio, perchè in questo caso mi limitai a ritoccarne uno già esistente (mi perdoni l’autore originale, chiunque sia) ma si conclude con un piccolo corto omaggio a Final Fantasy.