Recensione Libro: Come il Jazz può cambiarti la vita (W. Marsalis)

9788807722462_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleQuando ero piccolo, la parola “Jazz” mi rievocava una sola cosa: un sax che, con tono malinconico e un volume che non si azzardava mai a salire troppo, inondava un locale buio e fumoso, il quale era schiarito solo da qualche luce sporadica, frequentato da scrittori di mezza età con problemi di alchol e da gangster in fase meditativa. Sono sicuro che molti di quelli che hanno appena letto queste righe vi si ritroveranno.

Quando ho cominciato a capirne un po’ di più, il termine Jazz lo traducevo in accordi diminuiti, scale impossibili, matematica ed esercizio infinito.

Ma, come diceva un autore di cui probabilmente farò una prossima recensione: “Alla nascita di Gesù assistettero due categorie di persone: i Magi, ovvero i più ricchi, colti e sapienti, e i pastori, ovvero i più poveri e ignoranti”. Tutto questo per dire che alla verità ci si può arrivare sia con lo studio e la ricerca più intensa, sia con l’umiltà e la semplicità della vita quotidiana.

Il libro di Wynton Marsalis mi ha portato un po’ a questo. Non si tratta solo di un testo divulgativo in cui sono spiegate le basi e i termini riguardanti la musica Jazz (swing, scat singing, call&response, ecc…), ma anche e soprattutto di una dimostrazione d’amore (“amore” nel senso più semplice e diretto del termine) verso questo genere musicale che può esprimere la massima tristezza, come il suo parente, il blues, o la massima gioia dei canti e i balli tradizionali africani e sudamericani. Quindi in un certo senso il Jazz è la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, con il suo modo di far stare insieme le persone e a volte di allontanarle quando si perde la sintonia del tutto.Motivo per cui questo è un libro indicato anche a chi non è propriamente interessato alla musica in senso pratico o specialisticamente teorico, e Marsalis, da ottimo docente e divulgatore, si mantiene in un testo abbastanza breve (165 pagine) ma molto intenso nei concetti.

 

Una chicca speciale per chi segue i miei lavori: Wynton Marsalis suona George Friedrick Handel 🙂

 

 

 

 

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All of Bach – Website

Custode nella notte (a Claudio)

Sono passati sei mesi da quando te ne sei andato. Ovunque tu sia spero tu possa sentire questa canzone che ho scritto… non è molto, e non sono bravo a cantare, ma è per dirti che nonostante tutto ti ricordo e ti ricorderò sempre.

La luna cresceva e pensieri d’argento ispirava

Cosa che il Sole, troppo maschilista, proibiva

Cent’anni passati a cercar di capire la cosa

Per poi scivolare via mentre la nebbia si posa

E quando sei solo nel freddo ti scalda la rabbia

ma chi ti asseconda diventa un compagno di gabbia

 

Parlami di te, e della tua vita

Delle notti in bianco e di qualche preghiera esaudita

 Parlami di te, e della tua esistenza

 Non ci crederai ma son cent’anni che io faccio senza.

 

Sogni non ne voglio

E non disegno rotte

Perché sono un fermo custode

Nella notte.

 

La luna cresceva e sentieri d’argento illustrava

Cosa che il Sole, un po’ troppo arrogante, proibiva

Il tempo sta passando e spero che tu sia già in viaggio

 Se in mano hai una spada non servono forza e coraggio

 Ma il buio di te sarà sempre più forte e più astuto

 E soltanto l’eco risponde al tuo grido d’aiuto

 

Ma ti ricordi che

 Durante il mio saluto

 Hai tolto per primo la mano correndo lontano

 Volevo che io e te

 Due mani e due catene

 Non per schiavitù ma per dirti: “Ti voglio bene”

 E sono sempre qua

 Che seguo le tue rotte

 

E anche col sole sono un custode nella notte.

E anche col sole sono un custode nella notte

E anche col sole sono un custode nella notte

Paul