Qualche parola su libri letti di recente (AKA: recensioni agosto 2016)

Doromizu – Acqua Torbida  (Mario Vattani)

Dormizu

 

Quando ho letto le prime righe della trama (ragazzo venticinquenne appassionato di fotografia e cinema va all’estero per cercare lavoro…) non ho potuto non rivedermi in esse, e quindi essere subito attratto da questo libro.

Nonostante le notevoli dimensioni fisiche (per essere poi un libro di quasi 400 pagine) ho avuto modo di leggerlo durante gli spostamenti in metropolitana, il che ha forse assecondato l’immedesimazione nelle atmosfere narrate all’interno. Devo dire che per la prima metà, questo romanzo mi ha affascinato molto, sorvolando sul ripetuto utilizzo di alcuni termini giapponesi  (tatami, kimono…) molto comuni anche da noi che potrebbero apparire come una strizzata d’occhio al lettore di cultura medio-bassa, ma i personaggi, le situazioni e le ambientazioni sono riusciti a tenermi incollato alla lettura. Nella seconda metà, fino a forse poco prima del finale, si rischia di annoiarsi un po’ e trovare ridondanti alcuni passaggi, ma questa caratteristica può essere perfino apprezzabile se si considera che il romanzo è scritto con uno stile da Noir Cinematografico (in effetti è facile visualizzarne le immagini come fosse un film) e che quindi segue il buon consiglio del Noir di non raggiungere mai i picchi di tensione ma di portare gradualmente lo spettatore sia in alto che in basso. Ne consiglio la lettura, e attendo con molta curiosità nuove proposte dallo stesso autore.

 

L’inferno di Victor (Mattia “Victorlaszlo88” Ferrari)

Victor

Aspettavo questo libro da un po’ di tempo…

Victorlaszlo88 è uno dei pochissimi youtubers che seguo, e le sue videorecensioni cinematografiche (che a volte durano quanto il film stesso, ma non annoiano mai!) sono state la mia compagnia di molti pomeriggi di svago o di lavoro al computer. Ho avuto poi il piacere di conoscerlo di persona a Lucca Comics 2015 e di incontrarlo nuovamente a Milano Cartoomics 2016, apprezzando il fatto che dal vivo è genuino e simpatico proprio come appare dietro lo schermo.

Questo è un libro dalla trama sicuramente originale e appassionante, nella quale Victor, interpretando se stesso, viene catapultato in una versione dell’inferno dantesco dedicata esclusivamente al mondo del cinema. Ecco quindi ritrovare i “dannati” del cinema (non farò nomi, li troverete nel libro ma ancora prima li potete intuire -non senza qualche sorpresa- seguendo il canale youtube dell’autore) che disturberanno il visitatore tentando di far valere le proprie ragioni. Da questo scaturiscono riflessioni interessanti sul valore culturale e/o sociale dei film considerati “brutti” che possono interessare anche persone in cerca di letture più intellettuali e approfondite.

Lettura assolutamente consigliata, della quale posso criticare solo un po’ di dispersione nella parte finale, ma che (per essere poi un’opera prima) ritengo estremamente interessante e coinvolgente.

Canale Youtube

 

Stanley Kubrick – Barry Lyndon (Philippe Pilard)

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Trattandosi del mio film preferito in assoluto, mi sono ripromesso di leggere tutto il materiale pubblicato riguardante Barry Lyndon di S.Kubrick.

Questo saggio di P.Pilard non mi ha affatto deluso. Va detto che un vero kubrickiano appassionato potrebbe non trovarvi particolari novità, ma c’è di buono che nel libro tutto il materiale viene raccolto e spiegato in ordine, presentando continui riferimenti e note di tipo storico, tecnico e cinematografico.

La prima parte è un rapido riassunto della vita e delle opere di Kubrick, per poi passare alle note tecniche specifiche di Barry Lyndon, alle quali segue il racconto cronologico diviso per sequenze cinematografiche. La seconda metà è invece un’analisi completa e interessante, che non tralascia paragoni con il libro originale di Thackeray e con i classici del Romanzo Picaresco.

Della stessa collana “Universale Film” della Lindau esistono saggi analoghi di altri film made by Kubrick.

 

Johan Sebastian Bach – Il musicista teologo (Gianni Long)

Bach Ho apprezzato molto questa opera di Long, pur ammettendo che non ho esperienza in fatto di letture biografiche su J.S. Bach (le uniche cose lette finora infatti sono state il romanzato “Johan Sebastian Bach in disgrazia” di J.F. Robin e il mitico “Godel, Escher, Bach” di D. Hofstadter).

Il libro inizia racconta moltissimi retroscena dell’Europa ma soprattutto della Germania dopo la guerra dei trent’anni, e aiuta il lettore a comprendere il contesto storico-socio-economico-culturale nel quale la famiglia Bach è vissuta, per poi passare ad un’analisi approfondita delle composizioni prettamente sacre del compositore di Lipsia.

Buonissima lettura, adatta sia a musicisti che a semplici appassionati, anche solo di storia e non necessariamente di musica.

Recensione Libro: Come il Jazz può cambiarti la vita (W. Marsalis)

9788807722462_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleQuando ero piccolo, la parola “Jazz” mi rievocava una sola cosa: un sax che, con tono malinconico e un volume che non si azzardava mai a salire troppo, inondava un locale buio e fumoso, il quale era schiarito solo da qualche luce sporadica, frequentato da scrittori di mezza età con problemi di alchol e da gangster in fase meditativa. Sono sicuro che molti di quelli che hanno appena letto queste righe vi si ritroveranno.

Quando ho cominciato a capirne un po’ di più, il termine Jazz lo traducevo in accordi diminuiti, scale impossibili, matematica ed esercizio infinito.

Ma, come diceva un autore di cui probabilmente farò una prossima recensione: “Alla nascita di Gesù assistettero due categorie di persone: i Magi, ovvero i più ricchi, colti e sapienti, e i pastori, ovvero i più poveri e ignoranti”. Tutto questo per dire che alla verità ci si può arrivare sia con lo studio e la ricerca più intensa, sia con l’umiltà e la semplicità della vita quotidiana.

Il libro di Wynton Marsalis mi ha portato un po’ a questo. Non si tratta solo di un testo divulgativo in cui sono spiegate le basi e i termini riguardanti la musica Jazz (swing, scat singing, call&response, ecc…), ma anche e soprattutto di una dimostrazione d’amore (“amore” nel senso più semplice e diretto del termine) verso questo genere musicale che può esprimere la massima tristezza, come il suo parente, il blues, o la massima gioia dei canti e i balli tradizionali africani e sudamericani. Quindi in un certo senso il Jazz è la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, con il suo modo di far stare insieme le persone e a volte di allontanarle quando si perde la sintonia del tutto.Motivo per cui questo è un libro indicato anche a chi non è propriamente interessato alla musica in senso pratico o specialisticamente teorico, e Marsalis, da ottimo docente e divulgatore, si mantiene in un testo abbastanza breve (165 pagine) ma molto intenso nei concetti.

 

Una chicca speciale per chi segue i miei lavori: Wynton Marsalis suona George Friedrick Handel 🙂

 

 

 

 

Recensione Libro: Le Anime Disegnate (L. Raffaelli)

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Puro e semplice: questo è uno dei libri più interessanti che abbia mai letto.

Sicuramente non sto dicendo niente di nuovo a chi si occupa di animazione in termini pratici professionali o puramente storici e teorici, ma questo è un testo che andrebbe letto da chiunque, anche con la stessa semplicità e con il piacere della scoperta con le quali si guarda un documentario in TV.

Le anime disegnate è un libro che si legge con grande facilità, ma così completo che ci fa immergere completamente tra la storia, le tecniche antiche e moderne, le curiosità e i retroscena socioculturali che i prodotti di animazione, che siano destinati al piccolo o al grande schermo, portano con se.

Compagno imprescindibile nella formazione di registi, disegnatori, scrittori, e (perchè no?) compositori. L’autore parla con la stessa disinvoltura e interezza di produzioni sia occientali che orientali, e spazia dal maestro Osamu Tezuka a Walt Disney, dalla Toei ad Hanna&Barbera. Annoiarsi è impossibile.

Fondamentale per chi, come me, pensa che i prodotti di facile fruizione siano ottimi per veicolare messaggi e contenuti più alti, cosa che spesso viene dimenticata in mezzo ad un ammasso di stereotipi riguardanti i cartoni animati e il loro pubblico di riferimento.

Fondamentale per chi, come me (e so di ripetermi), pensa che il genio venga prima della tecnica, e che spesso con un basso budget e strumenti obsoleti, gli artisti dell’animazione ci abbiano regalato emozioni che ancora oggi difficilmente vengono rievocate.

In caso non si fosse capito, consiglio la lettura di questo libro. Il marchio “Minimum Fax” dell’editore, non può essere altro che una garanzia.

 

 

 

 

Recensione Libro: Il cervello anarchico (E.Soresi)

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Oggi vado a recensire uno dei libri più significativi che abbia letto di recente: “Il Cervello Anarchico”, del prof. Enzo Soresi, medico specializzato in pneumologia che è stato primario dell’ospedale Niguarda di Milano (luogo che ahimè conosco molto bene) e che vanta numerose pubblicazioni in ambito internazionale, riguardo l’analisi, il trattamento e la cura dei tumori all’apparato respiratorio.

Lo dico fin dal principio: questo libro non contiene formule magiche per curare i tumori. Non che ne abbia nemmeno la pretesa, ma spesso (e anche comprensibilmente) letture del genere vengono effettuate con un’errata convinzione di partenza. Invece:

Estremamente scorrevole e piacevole da leggere (nonostante qualche argomento sia più specialistico), il testo è un saggio che parla di psiconeuroendocrinoimmunologia (abbreviata, PNEI), ovvero di una branca delle neuroscienze che studia i rapporti tra le emozioni registrate dal cervello e il nostro sistema immunitario. L’autore ci racconta quindi di numerosi casi in cui gli shock improvvisi o lo stress continuo che il cervello subisce, porti quest’ultimo ad uscire dalle sue ottimali condizioni di funzionamento, causando quindi quelle disfunzioni e malattie delle quali molto spesso ci sembrano ignote sia le origini che le possibili cure. E a volte succede l’opposto: un impulso emotivo molto forte, ha portato diverse persone a guarire dalla malattia, forse il principio per spiegare fenomeni di guarigioni miracolose.

Alla luce di questo, il prof. Soresi pone le sue riflessioni da medico e da uomo, non risparmiandoci degli aneddoti sul suo percorso professionale fin dalla gioventù e dei consigli sul come prevenire e ridurre al massimo il rischio di far entrare il nostro cervello nello stato di anarchia.

La prefazione di Umberto Galimberti, con una riflessione sul significato di corpo biologico e di anima fin dagli albori della civiltà, vale già da sola il prezzo del libro.

 

Per un approfondimento sul lavoro del prof. Soresi, linko il docufilm “Conversazioni sul Cervello”, presente liberamente su youtube:

Review: Macchine Musicali al tempo di Händel (Massimo Di Sandro)

Macchine Musicali

“Un orologio di Charles Clay nel palazzo reale di Napoli”  ed.Olschki

Prima della radio, prima dei dischi, prima della TV, prima di internet, gli orologi musicali rappresentavano, escludendo la presenza di esecutori in carne ed ossa, l’unica possiblità di ascolto musicale tra le mura domestiche.

La fedeltà acustica dell’orologio musicale, frutto di una eccelsa precisione meccanica contenuta in un involucro che rappresenta un’opera d’arte per ogni pezzo (vedi foto), fece sì che l’orologio musicale fosse uno degli oggetti più venduti in Inghilterra a partire dalla seconda metà del XVII secolo, a fronte di una crescita delle classi sociali agiate ed un netto incremento nelle vendite di oggetti ad uso domestico.

Orologio Musicale custodito a Kensington Palace, Londra. Realizzato per la principessa del Galles, Augusta, grande appassionata di musica Haendeliana.

Orologio Musicale custodito a Kensington Palace, Londra.
Realizzato da Louis Francois Roubiliac nel 1743 per la principessa del Galles, Augusta, grande appassionata di musica Haendeliana. (discoveringclocks.wordpress.com)

 

Grande esponente dell’orologeria musicale settecentesca fu Charles Clay, che ebbe una solida e duratura collaborazione con George Friedrich Handel dalla quale nacquero stupefacenti orologi che riproducono le magiche melodie del compositore sassone. Tra quelli ancora perfettamente funzionanti, il più antico risiede nel palazzo reale di Napoli e contiene dieci composizioni, di cui cinque attribuite ad Handel. Tutto questo viene analizzato ed esposto nell’opera “Macchine Musicali al tempo di Händel”  dello storico e musicologo Massimo Di Sandro.

Il libro di Di Sandro è quindi un bel saggio che ci fa scoprire questo mondo forse troppo poco conosciuto, attraverso nozioni storiche e musicologiche (gli orologi garantivano non solo una riproduzione completa di un pezzo musicale ma anche il rispetto delle dinamiche e gli andamenti espressivi) e servendosi di numerose rappresentazioni grafiche e spartiti. Personalmente l’ho comprato perchè cercavo una lettura su Haendel che uscisse dal solito materiale reperibile anche su internet. Ne consiglio la lettura ad appassionati di orologi storici e di musica Handeliana (io lo sono di entrambi) o chi è curioso di analizzare le sfumature socioculturali tra i secoli XVII e XVIII, ma d’altro canto ritengo che per un pubblico più ampio possa risultare un libro troppo tecnico e poco coinvolgente.

Prezzo di copertina: € 20.00 (su amazon è facile trovarlo a prezzo inferiore)

Bellissimo esempio di musica (arrangiamento per chitarra) composta da G.F.Handel per orologio musicale:

 

Il mio gruppo facebook dedicato ad Handel:

https://www.facebook.com/groups/Haendelthebest/