DEMO ONE – Sul ricordo della giovinezza

demo1 violet

 

DISCLAIMER: Gli appunti da cui è tratto questo articolo sono stati scritti su un quaderno rovesciato. Se dopo la mia morte tale quaderno verrà ritrovato e spacciato per un manoscritto in codice, siete avvisati di non credere ad alcuna speculazione giornalistica.

 

Oggi ero in macchina con mia madre, al ritorno da scuola. Molti dei miei compagni abitano già nei pressi dell’istituto, io un po’ più lontano, e mia madre mi accompagna e riporta ogni giorno. Non provo vergogna per questo, e forse un giorno capirò che semplicemente non me ne fregava nulla dell’opinione dei miei compagni. Ma non è ancora questo giorno, perchè oggi sarà un giorno (qui la maestra mi avrebbe segnato con il rosso per la ripetizione) come lo sono stati ieri e ieri l’altro.

Entro in casa, saluto mia nonna e cerco di essere paziente di fronte alle sue solite domande (che hai mangiato? com’è andata a scuola? che hai mangiato? che ti hanno insegnato di aritmetica? e che hai mangiato?) ma il mio corpo si muove quasi automaticamente verso il salone, dove si trova la mia Playstation. Dentro c’era già il CD n°3 di Final Fantasy VIII, quello in cui i tuoi personaggi sono potenti e hai già il Lagunarock per andare dove vuoi. Ma oggi avevo voglia di qualcos’altro. Tolgo il cd e ne inserisco uno diverso, uno nero lucido, tra i pochi cd originali che possiedo. Si intitola Demo1 ed è, appunto, una demo, ovvero una raccolta di piccole porzioni di vari giochi, che un utente può provare prima di scegliere se comprare il gioco completo, e quale comprare. Tipo la signora che vende il miele nelle sagre di paese: ci mette davanti una serie di barattoli (acacia, millefiori, castagno, eucalipto, arancia, propoli) e ci permette di assaggiarne un cucchiaio di ciascuno barattolo per decidere se e quale acquistare. Arriva mia madre e mi porta la merenda che, altrettanto automaticamente, ma con molto più amore, mi ha preparato. Penso che forse sono troppo piccolo per fare questi ragionamenti, infatti inserisco il cd e premo il pulsante di avvio. Dopo il leggero rumore meccanico, appare il logo della Sony con il rispettivo suono. E’ il momento della verità, quello in cui si capisce se un gioco funzionerà correttamente o meno. “Funzionerà”, penso tra me e me, “E’ un CD originale”. E infatti, la successiva schermata mi conferma che il gioco si è avviato alla perfezione.

Parte una base di musica techno, che accompagna una cascata di rozze forme tridimensionali che fluttuano tra mille luci e compongono la schermata di selezione dei giochi. Decido di provare qualche gioco a caso, non avevo voglia di iniziare una storia ma solo di capire, tanto c’è il tasto SELECT che ti permette di tornare alla schermata principale.

 

Guardo l’ora sul display digitale di un videoregistratore posto un po’ in lontananza. Sono le 19:00. Dentro di me sale un principio d’ansia: si è già fatto sera, tra poco questa giornata finirà per lasciar spazio ad un suo clone. Mi avvicino per guardare meglio, mi sbagliavo, l’orologio segna le 17:00, ho ancora un paio d’ore da vivermi.


 

Quello che avete appena letto è rivolto ad un passato prossimo, eppure è successo ormai quindici o sedici anni fa.

Se ho intitolato questo articolo “Sul ricordo…” è perchè la mia intenzione non è quella di pubblicare un testo che rievochi le “bellezze” commerciali degli anni ’90 (esistono centinaia di video su Youtube e pagine su Facebook per questo scopo) seppur io ne sia un nostalgico amante, ma per parlare appunto del ricordo della cosa, e non della cosa in sé.

Quel pensiero che il mio infantile alter-ego faceva riguardo i barattoli di miele non era poi così sbagliato. La Demo One non era poi così distante dal banco d’assaggio del miele, solo che proiettata al futuro. Se il miele (accompagnato da tutto ciò che una sagra di paese può portare) rappresenta infatti la tradizione, la Demo One rappresentava la proiezione verso il futuro. La musica techno, gli effetti di luce, le animazioni 3D, erano l’atmosfera di una generazione per la quale il futuro era ancora l’automobile ecologica volante, e non lo scenario post-nucleare che ad oggi, alle porte del 2016, è una potenziale realtà e forse per questo sempre più noioso.

Diceva Aristotele nella sua opera La Retorica:

I giovani non sono sospettosi, perchè di male non ne hanno ancora visto molto, sono fiduciosi, perchè non hanno avuto ancora il tempo di essere ingannati”

Ebbene, viviamo ancora del bel ricordo di un’epoca nonostante questa ci abbia ingannati in tutto e per tutto. Siamo qui a ricordare con le lacrime agli occhi quegli anni in cui venivamo nutriti di chimica (basti pensare a tutti i dolciumi colorati, al gelato blu, ai push-pops, ecc), in cui lentamente abbandonavamo il campo da calcetto della parrocchia per passare il pomeriggio sul divano per sconfiggere Zarok e Tyrant. Il mondo ci sembrava tutto sommato un posticino godibile, se non vivevi in Serbia o in Iraq, e in ogni caso c’erano i buoni dell’ONU e della NATO a impersonare nella realtà gli eroi dei nostri giochi e a portare il bene e la pace nel mondo. Vivevamo in una grossa, complessa illusione. Peggiore delle generazioni precedenti, perchè se “La giovinezza è la passione per l’inutile” (Jean Giono – Triomphe de la vie), i ragazzi dei 90s stavano migrando più o meno velocemente nella reatà virtuale (“che limiti non ha…” cantava Marco Destro in “SUPERHUMAN SAMURAI SYBER-SQUAD”, ABC, 1994) rifiutando quindi inconsapevolmente la passione per i lividi e le ferite “inutili” che i cugini più grandi si erano fatti nel campo di calcetto, e che forse un giorno potevano ritornare utili nella vita, quando mali ben peggiori bussano alla porta.

DEMO ONE era anche questo. Era l’illusione della velocità, l’illusione della corazza indistruttibile e delle vite illimitate. E di più: Net Yaroze… oggi è una barzelletta, pochi anni fa era fantascienza. E sono sicuro che un nativo digitale, se leggerà queste righe, non capirà la sensazione di inserire un CD e vedere la tua console che ti promette il gioco online condiviso con altre migliaia di giocatori.

E allora a volte, con la mente, sono ancora lì: nella mia vecchia casa, con il panino preparato da mia madre, con mia nonna che mi chiamava quando i rapporti tra noi non si erano ancora rovinati. E il mio ricordo non è una multinazionale capitalista, non è una guerra, o marketing, o inquinamento, o violenza. Robin Williams e Michael Jackson sono ancora vivi, Macaulay Culkin è ancora un bambino biondo e Will Smith un adolescente fuori sede. Il mio ricordo, in quel momento, è una signora buona che mi offre del miele da assaggiare.

Ciò che ho scritto è un po’ retorico, per alcuni può essere addirittura scontato. Questo testo è nato da appunti scritti in una notte di insonnia, scorrendo vecchie fotografie degli anni ’90, nella dolce ipocrisia di chi dice “ci bastava un pallone per essere felici” dopo aver riproposto la lista delle centinaia di giocattoli, giochi, merendine e cartoni di cui facevamo uso all’epoca. DEMO ONE era per me e per tanti miei coetanei, la prima proiezione della nostra fantasia in una forma relativamente più tangibile, prima che l’eccesso di realismo e di coinvolgimento la distruggesse del tutto. Era l’equilibrio tra presente e futuro, nè troppo reale da confonderci, nè troppo surreale da distrarci. Erano piccole porzioni di gioco nel pomeriggio, che alla fine ci lasciavano il tempo, il modo (e gli argomenti) per rimanere in contatto con gli amici, e magari farsi qualche livido.

Sono le 19:00, e il tempo è finito.

 

“L’uomo gioca soltanto quando è uomo nel significato più pieno del termine, ed egli è interamente uomo solo quanto gioca”

(Friedrich Schiller, “Dell’educazione estetica dell’uomo”)

 

2 risposte a “DEMO ONE – Sul ricordo della giovinezza

  1. Il passato e il ricordo che ne abbiamo sono due cose parecchio diverse.
    E proprio ciò che scegliamo (a volte consapevolmente, a volte no) di ricordare ci racconta molto di quello che siamo adesso, o meglio – ciò che siamo diventati.
    Anche grazie a quei momenti “magici” in cui inserivamo il cd nel lettore e trattenevamo il respiro augurandoci che il gioco partisse.

  2. Pingback: AMV/GMV: Ancora sul ricordo… | PAULSHOW

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