Custode nella notte (a Claudio)

Sono passati sei mesi da quando te ne sei andato. Ovunque tu sia spero tu possa sentire questa canzone che ho scritto… non è molto, e non sono bravo a cantare, ma è per dirti che nonostante tutto ti ricordo e ti ricorderò sempre.

La luna cresceva e pensieri d’argento ispirava

Cosa che il Sole, troppo maschilista, proibiva

Cent’anni passati a cercar di capire la cosa

Per poi scivolare via mentre la nebbia si posa

E quando sei solo nel freddo ti scalda la rabbia

ma chi ti asseconda diventa un compagno di gabbia

 

Parlami di te, e della tua vita

Delle notti in bianco e di qualche preghiera esaudita

 Parlami di te, e della tua esistenza

 Non ci crederai ma son cent’anni che io faccio senza.

 

Sogni non ne voglio

E non disegno rotte

Perché sono un fermo custode

Nella notte.

 

La luna cresceva e sentieri d’argento illustrava

Cosa che il Sole, un po’ troppo arrogante, proibiva

Il tempo sta passando e spero che tu sia già in viaggio

 Se in mano hai una spada non servono forza e coraggio

 Ma il buio di te sarà sempre più forte e più astuto

 E soltanto l’eco risponde al tuo grido d’aiuto

 

Ma ti ricordi che

 Durante il mio saluto

 Hai tolto per primo la mano correndo lontano

 Volevo che io e te

 Due mani e due catene

 Non per schiavitù ma per dirti: “Ti voglio bene”

 E sono sempre qua

 Che seguo le tue rotte

 

E anche col sole sono un custode nella notte.

E anche col sole sono un custode nella notte

E anche col sole sono un custode nella notte

Paul

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